Il cavallo o l’automobile?

Agggghh! Mi pizzico per sapere se è vero! La storia non insegna nulla nemmeno ai più colti, a quanto pare! Mi sembra di essere nel bel mezzo di un sogno, quasi un incubo che si replica. Esiste un solo metodo per vincere un incubo: riderci sopra.

Nella metà del 1700 un signore di nome Cugnot diventa lo zimbello di Parigi neel mostrare la sua invenzione, la prima macchina a vapore… parte, perde il controllo e si schianta contro un muro… “non funzionerà mai” decreta la gente, sostenuta da sapienti, dotti e giornalisti. Solo pochi curiosi artigiani usano i loro “garage” per far funzionare quell’idea strampalata.

E passeranno più di 100 anni (siamo a fine ’800) perché una di quelle “macchine diaboliche” esca dal “garage” di Karl Benz… ma a guidarla non era lui, ma la Bertha, sua moglie, che la “ruba” all’alba e va a trovare la mamma a 100 km di distanza. Karl non l’avrebbe mai fatta uscire per paura di rendersi ridicolo ai vicini (visto il film?). Ah, le donne!

E qui arriva il “2010”, altri 50 anni tra i deliri di colti e sapienti, di sfide tra cavalli e automobili , di masse infuriate e complottisti accesi, mentre Henry Ford nel suo “garage” organizzava la folle e blasfema idea di mettere i cavalli dentro i motori e costruire macchine non più artigianali, ma in serie, con metodo e organizzazione che non lasciava più s un pazio all’improvvisazione da idraulico.

100 anni più tardi, noi, viaggiamo sicuri che la nostra carrozza a motore funzioni, comodamente seduti ad ascoltare discorsi cretini alla Zanzara, mentre potenti macchine volanti ci sfrecciano sulla testa lasciando scie chimiche come testimoni di una polemica non ancora spenta… o della cattiveria umana? Forse entrambi. Bel progresso (!!!) vien da dire a chi non ha mai vissuto gli stenti del lavoro a 18 ore al giorno, il giaciglio per dormire e il tozzo di pane per tirare avanti. A chi crede che il mondo sia eterno e che la natura umana del crescere e cercare sia nemica, al tempo stesso, della natura del pianeta, piuttosto che parte integrante.

Ma qui arriviamo noi, con un nuovo potente motore tra le mani, a costruire la nostra auto-ma-zione. Ed ecco scattare le corse tra automobile e cavallo, sentir dire “l’automobile -AI- non sostituirà mai il cavallo – l’uomo-”, vedere dei maniscalchi che, invece di cogliere l’occasione per trasformarsi in abili meccanici o i vetturini in audaci piloti quando ancora non serve nemmeno la scuola (perché una scuola non c’è), protestano contro i nuovi mezzi che “gli fanno perdere il lavoro”.

Ma pensate davvero che Canva possa sostituire un grafico? Che Claude sostituisca un copywriter? Che Harvey sostituisca un avvocato? Che Copilot sostituisca un manager? Che Framer sostituisca un web designer, ecc. ecc. ecc.?

L’AI è un mezzo, un motore. Lo può usare con un grandissimo risultato solo un professionista, non un improvvisato.
Non può sostituire un medico, a meno che il mio medico non la usi.
Non può sostituire un avvocato, a meno che il mio avvocato non la usi.
Un fotografo poi! Hahahahah! Ma questo chi lo capisce? È come parlare di un Boeing 747 nel 1890!

Ma qui siamo nel 2025. Qui Henry Ford non è ancora nato. Qui idraulici ed elettricisti sono convinti come maniscalchi, convinti che il loro mondo non finirà mai, convinti che l’intervento dell’AI sia solo per le professioni “da computer”, convinti che nessun nuovo sistema di progettazione organizzato renderà superfluo il loro lavoro.

Ma dietro le quinte, c’è già un “Henry Ford” nuovo di zecca che sta progettando sistemi modulari, impianti intelligenti, robot installatori e case dove ogni tubo e ogni cavo ha un posto preciso, standard, replicabile e accessibile, non esclusivo.

Lo so, lo so: star seduti in un prato a veder un cavallo giocare è impagabile, ma siamo così sicuri che potevamo farlo quando il cavallo era una bestia da soma e noi poco distanti?

Intanto la confusione crea mostri. Pensate solo al termine prompt engineering: puro marketing vigliacco e dannoso. Propone al futuro dei giovani, con propensione ingegneristica, un lavoro che appartiene alla creatività, niente di più lontano dalla altrettanto preziosa ingegneria. Il paradosso è che il prompt è un vento temporaneo al punto tale che nessuno finirà gli studi prima che il prompt sia estinto. Una scuola di stenografia del 1950, sistema di scrittura azzerato dall’avvento delle macchine da scrivere elettriche e dei registratori.

Che non ci siano scuole è normale, se non si sono formati gli insegnanti. Ma non si specula in questo modo, non si deviano promettenti ragazzi, non si rovina il futuro per quattro soldi. Le poche scuole valide dotate di futuro sono quelle che qualificano gli AI specialist, il punto di giuntura tra l’AI e l’applicazione: in parole povere, chi studia sa come montare un motore su una macchina che collega la creatività all’ingegneria.

Con l’AI si alzano i livelli solo se viene usata da chi ha la cultura per farlo.
I mediocri diventeranno decenti,
gli eccellenti ci lasceranno senza fiato,
i truffatori saranno ancora più efficaci,
i millantatori quasi impossibili da scovare.

Per il momento la scena sembra più confusa dell’esplosione di miliardi di immagini analfabete che hanno spazzato via gli scrittori della luce (fotografi). Ma la fotografia continua a parlare un linguaggio universale, né più né meno del profumo o della musica: in silenzio continua a raccontare, per chi ancora sa usare cuore e cervello.

Read my blog here: The Horse or the Car?

cavallo ai

Ho composto questa foto con rimasugli del mio archivio (riciclati, va di moda)mette assieme una Tesla incendiata, simbolo della evoluzione tecnologica, una AI pensosa e un cavallo perplesso.
E’ un surreale gioco di sponda che che toglie l’uomo dal cavallo come non lo comprendesse più, lascia spazio all’AI e non c’è più nemmeno sull’automobile, il vuoto fa il resto.
Ma una fotografia va dritta dritta al cuore non è una didascalia che la può spiegare, capiremo tutti più avanti, usciti da questo limbo.

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